Scetticismo verso l’Anima: perché?

Secondo lo scienziato Stuart Hameroff, che insieme al Nobel per la Fisica Roger Penrose ha realizzato la Teoria Orch-Or, essa potrebbe dimostrare l’esistenza dell’Anima:

Quando il sangue smette di fluire, l’energia e l’ossigeno si esauriscono e i microtubuli
vengono inattivati o distrutti (es. NDE/OBE, morte), è concepibile che l’informazione
quantistica che costituisce la coscienza possa spostarsi su piani più profondi e continuare ad esistere puramente nella geometria dello spazio-tempo, al di fuori del cervello, distribuito non localmente. Il movimento della coscienza verso piani più profondi potrebbe spiegare NDE/OBE, così come, plausibilmente, un’anima separata dal corpo.

Essendo il materialismo ormai diffusissimo nella comunità scientifica, molti scienziati a sentire parlare di anima semplicemente si mettono a ridere. Michael Wiest, Professore associato di Neuroscienze al Wellesley College, critica l’atteggiamento che hanno i suoi colleghi verso questa teoria:

È molto popolare deridere le argomentazioni teoriche, ma ecco una semplice argomentazione che motiva l’idea che la coscienza richieda una descrizione fisica quantistica. I nostri stati di coscienza sono intrinsecamente unificati; sono insiemi irriducibili. Ma non ci sono insiemi irriducibili nella fisica classica. Veramente. La fisica quantistica, d’altra parte, descrive la dinamica degli insiemi irriducibili, perché questo è ciò che sono gli stati quantistici. Pertanto, l’approccio del cervello quantistico o della coscienza quantistica o della mente quantistica ha il potenziale per risolvere il “problema di legame fenomenale” a un livello fondamentale. Questo non dovrebbe essere ignorato alla leggera perché la sincronia in un modello cerebrale classico (a la Singer) non può farlo (ho detto perché sopra), nonostante le proteste che potresti sentire da persone ben istruite.

Perché accade questo? In realtà stanno uscendo sempre più conferme della validità della teoria Orch-Or, basti pensare allo studio giapponese del 2014 che ha confermato la presenza di vibrazioni quantistiche nei microtubuli. Allora a cosa è dovuto?

Il problema è di natura ideologica. Gli scienziati al contrario di quello che si pensa tendono ad essere dogmatici sulle proprie idee, sicuri dei numerosi anni di studio che hanno dovuto affrontare. Questo atteggiamento ha addirittura un nome, ovvero Riflesso di Semmelweis. Vediamo qualche esempio:

1 – Ignaz Semmelweis è morto nel 1865, a 47 anni, in un manicomio, impazzito dopo che nessuno nella classe medica aveva voluto riconoscere la validità delle sue idee: lavarsi le mani prima di un parto avrebbe diminuito la mortalità della madre. Tutti all’epoca credevano alla teoria del miasma, per la quale le malattie infettive erano causate dall’“aria cattiva”, cioè contaminata dai vapori della putrefazione. L’ipotesi di Semmelweis apriva invece la strada alla teoria dei germi.

2 – Ci vollero circa 30 anni affinché le equazioni di James Clerk Maxwell fossero capite a pieno, e per i primi 20 anni furono addirittura praticamente ignorate.

3 – La teoria della deriva dei continenti di Alfred Wegener fu derisa dalla comunità scientifica fino alla sua morte, ma fu confermata mezzo secolo dopo grazie alle esplorazioni dei fondali oceanici.

La lista potrebbe andare avanti all’infinito. Purtroppo la storia è piena di grandi scienziati che hanno avuto il riconoscimento meritato delle loro teorie solo molto dopo la loro morte. Forse Penrose e Hameroff saranno tra questi.

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